La vita davanti a sè
di Romain Gary.
La scomparsa di Romain Gary, morto suicida il 3 dicembre 1980, fece scalpore. Il vero colpo di scena, tuttavia, arrivò poco dopo, quando si scoprì che Emile Ajar, autore del premiato romanzo “La vita davanti a sé“, era uno dei suoi pseudonimi.
Il libro narra le vicende di Momo, un ragazzo arabo della banlieu di Belleville, che cresce nella pensione di Madame Rosa, una vecchia prostituta ebrea che si guadagna da vivere accudendo i figli abbandonati dalle colleghe. Con il passare del tempo, tra le mura di quello squallido condominio di periferia, Momo e Madame Rosa scopriranno che a legarli non sono più soltanto le tragedie della vita, ma un affetto profondo, pari a quello che c’è tra madre e figlio.
Raccontato in prima persona da Momo, che guarda la vita con innocenza e stupore (per lui le puttane sono ‘gente che si difende con il proprio culo‘ e gli incubi ‘sogni quando invecchiano‘
), “La vita davanti a sè” è un romanzo toccante, nel quale i legami di sangue non valgono nulla, ciò che conta è la voglia di vivere.
“Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa” – Stenio Solinas, giornalista e scrittore italiano
“I romanzi irresistibili sono rari. La vita davanti a sé, il capolavoro di Romain Gary, fa parte di quei libri che sconvolgono l’equilibrio affettivo del lettore” – Yann Queffélec, scrittore francese

