La bastarda di Istanbul
di Elif Shafak.
Un romanzo coinvolgente, ricco di storia che vi appassionerà sin dalle prime pagine.
Le protagoniste sono Asya e Amy, due ragazze molto diverse tra loro, ma con molte cose in comune, soprattutto la voglia di conoscere la storia del paese a cui sono legate. Ma partiamo dal principio, le vicende non sono semplici da seguire.
Asya abita a Istanbul con la madre, tre zie e due nonne, adora la filosofia e s’incontra spesso con gli intellettuali della città. È lei la bastarda del titolo, infatti la madre Zeliha non sa chi è il padre e al momento dell’interruzione della gravidanza iniziò ad urlare e non abortì.
Insieme ai parenti, manca uno zio all’appello: è Mustafa che si è trasferito negli Stati Uniti e sposa in seconde nozze un’americana che ha una figlia con origini armene, Amy appunto.
Amy adora la letteratura europea e come Asya ha una famiglia numerosa e soffocante; inoltre le piace andare al cyber cafè e chattare con il resto del mondo, in particolare sulla storia del suo paese d’origine, l’Armenia così di punto in bianco decide di andare a Istanbul per poter capire davvero la sua famiglia.
Cerca contatto con la famiglia del patrigno e conosce così Asya.
Tra le due ragazze nascerà un’amicizia, fatta di cultura, storia, famiglie e quant’altro; sullo sfondo una città splendida, Istanbul, con i profumi di spezie intense e fragranti che si mischiano con il salmastro del mare su cui si affaccia.
Naturalmente la religione, la situazione politica e la condizione delle donne sono argomenti che completano il quadro della storia; un romanzo struggente, alla ricerca della verità di entrambe le famiglie fino all’inatteso finale.


OGGI MI SEMBRA DIVENTATO OBBLIGATORIO LEGGERE TUTTI I LIBRI DI AUTORI ARABI, AL FINE DI NON ESSERE CHIAMATI RAZZISTI
COSA HA SCRITTO ELIF SHAFAK DI COSI' STAORDINARIO PERCHE' IL SUO LIBRO AVESSE IL SUCCESSO CHE HA AVUTO ?
Come mai hai l’esigenza di polemizzare sulla nazionalità della scrittrice e sul razzismo, un libro può piacere, ed allora si legge e si consiglia agli amici, oppure può non piacere e quindi si mette da parte e se ne parla anche male sconsigliandolo. Tutto il resto, compreso il rischio di essere considerati razzisti, sta solo nel nostro cervello.