Alice nel paese delle meraviglie
di Lewis Carroll.
“Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” (in lingua originale “Alice’s Adventures in Wonderland“), meglio conosciuto con il titolo contratto “Alice nel paese delle meraviglie“, è una delle opere letterarie più lette di tutti i tempi. Pubblicata per la prima volta nel 1865, fu oggetto di parecchie ricerche, traduzioni e trasposizioni cinematografiche da parte di numerosi studiosi, scrittori e registi.
E’ una giornata afosa e Alice, una bimbetta di sette anni, siede annoiata su una panca all’aperto vicino alla sorella. Tutt’un tratto vede passare un buffo Coniglio Bianco, che, tutto trafelato, prende dal taschino del panciotto un orologio e borbotta tra sè “Oh povero me! Sarò molto in ritardo!”. Alice, incuriosita, non ci pensa sù due volte e, lanciatasi all’inseguimento del Bianco Coniglio, si tuffa in una tana che la porta sottoterra, in un mondo sconosciuto fatto di paradossi e “nonsensi”. Durante il viaggio alla bambina accadono le cose più assurde. Solo per citarne alcune: aumenta e diminuisce le sue dimensioni, fa affogare piccoli animaletti nelle sue lacrime, vede un bruco fumare la pipa, parla con un gatto che scompare, beve il tè con la Lepre Marzolina e il Cappellaio Matto. Alla fine si ritrova a testimoniare al processo del Fante di Carte e la Regina di Cuori decide di farle tagliare la testa… riuscirà Alice a tornare sana e salva nel mondo reale?
Si racconta che a Lewis Carroll (il cui nome vero è Charles Lutwidge Dodgson) l’idea per “Alice nel paese delle meraviglie” sia venuta durante una gita in barca sul Tamigi fatta in compagnia delle sorelle Liddell: Lorina Charlotte, Edith Mary e la Alice Pleasance, la sua preferita. Nel tentativo di intrattenere la bambine, l’allora trentenne Charles s’inventò una storiella su due piedi, cominciando col far ruzzolare una bambina all’interno di una tana e facendole poi vivere una serie di bizzarre avventure sottoterra. Successivamente mise la storia per iscritto in quattro capitoli dal titolo “Alice’s Adventures Underground” (”Le avventure di Alice sottoterra“) e regalò il manoscritto ad Alice Liddell. In seguito, decisosi a pubblicare la storia, vi apportò alcune modifiche: tolse i riferimenti troppo evidenti alle sorelle Liddell, arricchì il contenuto di nuovi particolari, aggiunse qua e là illustrazioni esplicative (opera di John Tenniel) e cambiò il titolo in quello definitivo che conosciamo noi oggi.
Appena ho iniziato a leggere “Alice nel paese delle meraviglie” ho avuto la sensazione di non capirci proprio niente, tanto mi sentivo disorientata dagli innumerevoli dialoghi paradossali e dalla trama apparentemente priva di ogni logica. Tuttavia, mano a mano che mi addentravo nella lettura, ho cominciato ad apprezzare la bizzaria degli eventi, che si susseguivano così sconnessi l’uno dall’altro, e a trovar piacevole tutta quella serie di indovinelli, proverbi, giochi di parole, regole logiche e filastrocche che costellavano il viaggio di Alice.
A poco a poco, infatti, mi sono resa conto che non ci si può accostare al libro con lo spirito del lettore “tradizionale”: il
racconto di Carroll è… volutamente assurdo!!! Ed è proprio questo il punto: la storia non ha nessun senso! Anzi forse, a dirla come la direbbe Alice, il senso della storia è proprio quello di non averne uno
(non a caso Lewis Carroll è definito il maestro del “nonsenso”).
Il libro ha un seguito intitolato “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò“.
Il 15 Marzo 2010 uscirà l’ennesimo film su Alice, questa volta prodotto dalla Walt Disney e diretto da Tim Burton (con la partecipazione di Johnny Depp).
